Sorridiamo spesso durante il film di Polanski, ma le nostre risate non sono di vero piacere, gli insulti continui che si scambiano fra loro prima le due coppie di coniugi, poi le due donne, quindi i due uomini e ancora successivamente quando lo scontro esplode all’interno delle coppie stesse, ci trascina in una dimensione tra il grottesco e il tragico restituendoci una visione drammatica della realtà, dove non esistono più né rapporti umani, né legami indissolubili quali quelli creati dal matrimonio né tanto meno un’idea di famiglia come nucleo di base sociale.
Tra un dolce di mele e pere il cui problema è quello, all’interno delle varie conversazioni fra i quattro, se essere una torta o una crostata, un mazzo di tulipani freschi sul tavolo al centro del salotto e acquistati a “soli” venti dollari, l’insistente squillo del cellulare di Alan che continua spudoratamente a parlare al telefono di lavoro e ancora, i preziosi cataloghi d’arte (quello delle opere di Bacon non è certo di un artista scelto a caso in questo contesto), tragicamente rovinati da un improvviso conato di vomito della signora Cowan e infine un ottimo whisky invecchiato sedici anni, vediamo crollare le buone regole iniziali dell’ospitalità, della tolleranza, della serietà morale.
Il bel salotto pulito e ordinato all’interno del quale i quattro personaggi si muovono ora sedendosi, ora passeggiando nervosamente, voltando le spalle alternativamente gli uni agli altri durante la conversazione, si trasforma in un vero e proprio campo di battaglia, dove il senso del pudore e le comuni regole della buona educazione, lasciano il posto prepotentemente ai sentimenti di disprezzo, intolleranza, cinismo, ferocia ...
... il dio del massacro ha preso il sopravvento ...